NEUMI RSS

Archive

Apr
7th
Thu
permalink

MESSAGGIO

WORK IN PROGRESS

Tre anni di lavoro e di attesa, ma ormai ci siamo. Ringrazio tutti dal profondo per aver dato contributo e vita a questo progetto.

Paul Beauchamp sta traducendo in lingua inglese il testo del libro (che sarà bilingue); libro reso anche possibile dalla collezione di Martin Schoyen e dal suo prezioso consenso. Il classico booklet e il classico cd non sarebbero stati lo stesso “bell’oggetto”… Speriamo che almeno così possa piacere di più alla “crisi del disco”…

Come vedete la copertina prescelta infine è quella (bellissima) creata da Maoro Sanna. Il supporto è un libro A5 che ospiterà al suo interno il cd (300 copie per iniziare e per vedere se qualche cosa di più succederà). Per il libro mi appoggerò alla Genesi editrice, pregiata casa editrice torinese.

Un grazie fin d’ora anche ad Alessandro Casini dei Deadburger, che si occuperà dell’impaginazione.

Grazie a Mirco e alla sua Into my Bed records.

Altre novità… à suivre.

permalink
permalink
Mar
9th
Wed
permalink

Thanks to mr. Martin Schøyen for his permission (non exclusive) to use the images of his precious collection.

http://www.schoyencollection.com/index.html

permalink
CANTUS VOLAT
SIGNA MANENT
La musica che lascia il segno

CANTUS VOLAT

SIGNA MANENT

La musica che lascia il segno

permalink

CONCEPT


 

Il progetto musicale “Neumi” consiste nell’aver proposto a musicisti, di varia provenienza e di diverso genere musicale, pagine di antiche notazioni da reinterpretare. A volte è una (re)interpretazione esatta, come nel caso di Gregorio Bardini, qui presente insieme al pianista Paolo Longo Vaschetto. Bardini ha studiato la notazione armena e ha compiuto un prezioso lavoro di recupero e di rilettura del repertorio di Komitas. Idem Oscar Mucci, che ha cantato la ricostruzione di un inno sumerico fatta da Joe Monzo, arrangiata e suonata da Ashtool (Mirco Rizzi). Si tratta dell’Inno di Hurrian, il canto più antico e completo che sia mai pervenuto a noi in forma scritta (ca. 1.400 a.C.).

Altre volte è una via di mezzo: è il caso di Dramatic Aria, dello Jacopo Andreini Ensemble, che utilizza le note greche di un papiro egizio del 300 a.C.; oppure di Baby Lone, del sottoscritto Davide Riccio con il contributo vocale di Barlo e Selene (Marco Barluzzi e Selene Bortot), basato su una scala modale eptatonica ascendente riportata in caratteri cuneiformi da una tavoletta di argilla sumerica…). Il violoncellista Zeno Gabaglio ha interpretato i neumi con cui venne trascritto, per mano di Giovanni Obadiah Da Oppida, il più antico canto ebraico mai trascritto (Mi ‘ha hal horev). Girolamo De Simone ha invece riletto al pianoforte l’Inno a San Giovanni di Guido d’Arezzo. Joe Raggi dei Roulette Cinese insieme a Luca Urbani hanno realizzato un Dies Irae basato sulla nota sequenza di Tomaso Da Celano (IX secolo) e i fiorentini Deadburger hanno invece lavorato a un Kyrie eleison basato su neumi cosiddetti a testa di martello di provenienza scandinava. Leonora (Eleonora Cardellini) ha riproposto un meraviglioso canto di Hildegard Von Bingen (O Pastor animarum). Claudio Milano (Nichelodeon), con la ricercatrice vocale Carola Caruso e Stefano delle Monache (Sound designer di “VOLUMI”, progetto di sound design - live media con Giovanni Cospito) hanno interpretato il Salmo 60 da una notazione neumatica francese del 1700.

Altre volte ancora sono libere interpretazioni, basate su idee e suggestioni del tutto personali, non solo basate sulla notazione musicale in senso stretto. Ashtool (Mirco Rizzi) ha musicato i segni musicali giapponesi di un frammento di canto tradizionale saibara. Cristiana Fraticelli, in arte IOIOI, ha riletto in chiave musicale i numeri del Wow! signal del SETI 1977; Maoro Sanna ha suonato i segni tibetani della notazione Yang-Yig (19esimo secolo), che ricordano la “notazione” dei canti della megattera usata intuitivamente dal biologo marino Roger Paine. Alessandro De Caro ha invece scritto una partitura alternativa per il suo brano elettronico “Kirielle”, basandosi su modelli fisici e matematici come la teoria del modello di Ising. E, a proposito di partiture alternative, Maurizio Pustianaz (Gerstein), ha rivisto e sonorizzato la grafia enarmonica del “Risveglio di una città” per intonarumori del futurista Luigi Russolo. Krell, ossia Luca Cremoni Baroncini, Paola Bianchi e Andrea Marutti hanno  invece lavorato su elettronica, theremin e voce ispirati dai geroglifici del tempio di Dendera (quelli della misteriosa lampada e di una eventuale sonorità della elettricità, se mai davvero fu, dell’antico Egitto). L’ensemble “Psss… Psss… Psss…” di Marino Josè Malagnino (Teo Pace, Pino Montecalvo, Stefano “Philippo” Sperandii, Bruna Samele ed Edi Leo) ha lavorato sulla musica improvvisata suggerita da Malagnino nelle orecchie dei musici, nonché attraverso la gestualità, celebrando l’oralità e la chironomia. Luca Attanasio ha donato la sua splendida “Bright river”, esistente in tre versioni, per pianoforte, per sola chitarra classica, per piano elettrico e chitarra spaziale di Alaya. Ho avuto l’onore di metterle insieme per farne un unico brano o, come si usa dire, un remix abbinandolo visivamente alla piena, ai flussi e alle crespe di un fiume irruento, come ho immaginato guardando l’inno di San Giorgio da una scrittura neumatica bizantina.

 

 

L’insigne collezionista, storico e paleografo norvegese Martin Schøyen ha infine autorizzato la riproducibilità (non esclusiva) di alcuni dei suoi antichi e preziosi manoscritti, utilizzati in corso d’opera.  

 

La suggestione del progetto è stata quella di riunirsi intorno a tempi e modi altri e lontani, rari o perduti di fare e tramandare musica, come uomini del futuro che abbiano più o meno perso il proprio passato e, ritrovandone tracce misteriose e dimenticate, cerchino di riportarlo in vita.

permalink

NEUMI


  

Il neuma, dal greco νεύμα neuma, ossia segno, cenno, è un antico segno della notazione musicale. Fu utilizzato nel corso di tutto il Medio Evo, in particolare nel canto gregoriano. Il primo codice pervenutoci, il Cantatorium C (Codex Sangallensis 359) della scuola scrittoria e monastica di San Gallo in Svizzera, è datato 930 d.C.

I neumi, e le litterae significativae, trascrivevano la melodia e il ritmo di un canto attraverso la corrispondenza tra i segni, le sillabe e le note. Vi fu un continuo sviluppo di forme neumatiche che utilizzavano segni e notazioni differenti, secondo scuole, luoghi e tempi diversi. Il rigo musicale appare nell’XI secolo: le note più acute venivano scritte sopra la riga, quelle gravi al di sotto. Le righe divennero poi due, una rossa per il fa e una gialla per il do. Con sole quattro linee il canto gregoriano, il cui arco dei suoni vocali, dal più grave a quello acuto, non è molto esteso, fu infine comodamente scritto. L’invenzione del nome delle note, insieme a quella del tetragramma (ma si tratta di una semplificazione storica), è attribuita al monaco e musicologo Guido D’Arezzo (991 ca. – 1050). Per aiutare i cantori, Guido usò le sillabe iniziali dei versi dell’inno a San Giovanni Battista di Paolo Diacono per comporre la scala musicale:

 

Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes

Affinché possano cantare
con voci libere
le meraviglie delle tue azioni
i tuoi servi,
cancella il peccato
del loro labbro contaminato,
o san Giovanni

(Inno a San Giovanni)

 

Il primo pentagramma in senso moderno si attribuisce invece a Ugolino da Orvieto, “glorioso musico e inventor delle note sopra gli articoli delle dita delle mani” che, tra il 1430 e il 1440, scrisse i trattati Declaratio musicae disciplinae e De Musica mensurata.

In molte parti del mondo permarranno invece anche fino a noi notazioni neumatiche o comunque alternative a quella non europea; oppure la trasmissione mnemonica della melodia, come nel caso della musica tradizionale sarda per launeddas, mai trascritta e oggi più che mai a rischio di estinguersi, dal momento che i suonatori in attività si stanno assai riducendo, spezzando la tradizione di conservazione e trasmissione orale maestro-allievo.

permalink

PRIMA DEL NEUMA


 

L’origine dei neumi è dibattuta. Le molte ipotesi fanno riferimento a diverse possibili origini: dai segni sintetici ebraici; dai segni ecfonetici bizantini; dai segni o dagli accenti grammaticali. I neumi derivererebbero dall’accento acuto / e dall’accento grave \ che andrebbero a formare i neumi monosonici di base: la virga e il punctum. La combinazione di questi ad altri segni formerebbe i neumi più complessi. L’amanuense inoltre traduceva graficamente sulla pergamena il gesto della mano del maestro (chironomia).

 

È probabile che nell’antico Egitto sia esistita una grafia musicale che dava indicazioni di tipo ritmico e melodico. Una caratteristica invece più certa della pratica musicale egizia era la “chironomia”, che consisteva nella direzione di un complesso musicale mediante gesti e movimenti della mano. Il chironomo egiziano di solito era anche un cantante e stava accosciato di fronte ai musici, producendo gesti con le mani dal significato ritmico e melodico.

 

Tra i popoli antichi che hanno prodotto una notazione musicale meglio  sviluppata, furono i Greci che utilizzarono l’alfabeto come supporto per indicare la notazione musicale.

 

La scrittura musicale più antica di cui siamo a conoscenza sono tuttavia quella ittita (tavolette del IX secolo a.C.) e quelle sumerica e babilonese (tavolette del 1200 a.C., del 2000/1700 a.C., del 2600 a.C.), con caratteri cuneiformi che indicano una qualche scrittura musicale che è stato possibile interpretare.

permalink
Reperto MS 2340 The Schoyen collection. È la più antica testimonianza sumera di scrittura musicale. Si tratta della descrizione di 23 tipi di arpe (2600 a.C.).

Reperto MS 2340 The Schoyen collection. È la più antica testimonianza sumera di scrittura musicale. Si tratta della descrizione di 23 tipi di arpe (2600 a.C.).

permalink

NON SOLO IN EUROPA


 

La tecnica più antica di conservazione del patrimonio musicale in ogni angolo del mondo è stata senza dubbio quella mnemonica. La musica veniva cioè  tramandata da maestro ad allievo.

Neumi, in senso lato, potremmo anche definire i segni di un sistema grafico musicale antecedente o contemporaneo ma alternativo alla notazione musicale quale noi la conosciamo. Ancora oggi esistono notazioni e intavolature tradizionali di culture lontane che sono differenti da quelle occidentale. Arabia, Armenia, Turchia, Cina, Mongolia, Giappone, India, Tibet, antica Russia ecc. hanno usato nei secoli differenti modi di scrivere la musica. Ecco alcuni esempi, tratti dalla splendida collezione di Martin Schøyen.